Formazione Professionale nell’ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA -1

Progresso tecnologico, rivoluzione digitale e domanda di lavoro
Il cambiamento tecnologico è stato il volano dello straordinario guadagno di benessere economico e sociale di cui ha beneficiato, negli ultimi tre secoli, gran parte dell’umanità , pur se con modalità  non lineari nà© indolori. In particolare, è stato di recente affermato che nessuna delle pur fondamentali innovazioni che hanno avuto luogo prima della metà  del diciottesimo secolo ha avuto un’importanza nello sviluppo socio-economico dell’umanità  paragonabile a quella dell’eccezionale discontinuità  che si è da allora osservata, una discontinuità  che va di pari passo con la straordinaria crescita della popolazione mondiale, da meno di un miliardo agli oltre sette miliardi di oggi.
Dai primi anni novanta del Novecento, un’altra discontinuità  sembra abbia iniziato a verificarsi, associata alla diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e in particolare alla rivoluzione digitale in atto. Nell’opinione di economisti quali Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, essa riflette la peculiare natura del progresso tecnologico nell’era nella quale oggi viviamo: il suo essere sଠgraduale, ma lungo una traiettoria esponenziale . Un esempio, essenziale per il ventaglio delle sue applicazioni in campi diversi, è la crescita, per l’appunto esponenziale, della potenza di calcolo dei microprocessori, descrivibile con due semplici dati: il tipico smartphone di oggi ha una potenza 3 milioni di volte superiore a quella del primo mini computer commercializzato con successo nel 1965, a un costo 225 volte inferiore.
Quali competenze per il XXI secolo?
Le innovazioni tecnologiche si accompagnano inevitabilmente alla necessità  di disporre di nuove professionalità . Alla forza lavoro sarà  richiesto di andare oltre l’applicazione di conoscenze standardizzate. Il capitale umano non potrà  pi๠coincidere (se mai lo è stato) semplicemente con il bagaglio conoscitivo delle persone e la produttività  dei lavoratori non sarà  pi๠essenzialmente legata
alle conoscenze tradizionali acquisite una volta per tutte sui banchi di scuola e applicate in modo standard nel corso della vita lavorativa. Assumerà  importanza crescente ciಠche gli educatori definiscono come “competenza”: la capacità , cioè, di mobilitare, in maniera integrata, risorse interne (saperi, saper fare, atteggiamenti) ed esterne, per far fronte in modo efficace a situazioni
spesso inedite e certamente non di routine.  
Bisognerà  acquisire un nuovo pacchetto di “competenze del XXI secolo”: l’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività  e la disponibilità  positiva nei confronti dell’innovazione, la capacità  di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione e al lavoro di gruppo. Non sono certo competenze nuove; è una novità , perà², il ruolo
decisivo che vanno assumendo nella moderna organizzazione del lavoro e, pi๠in generale, quali determinanti della crescita economica. Non dovrebbero essere estranee a un paese come l’Italia,  che ha fatto di creatività , estro e abilità  nel realizzare e inventare cose nuove la propria bandiera.
In realtà , molti indicatori mostrano da tempo un ritardo del nostro paese nella dotazione qualitativa e quantitativa del capitale umano. I livelli di istruzione formale raggiunti sono ancora distanti da quelli di altre economie avanzate. Nel 2013 solo il 58 per cento della popolazione italiana nella fascia di età  25-64 anni aveva concluso un ciclo di scuola secondaria superiore, contro
il 77 per cento della media OCSE: il divario rimane, ancorchà© pi๠contenuto, anche tra le coorti pi๠giovani (73 contro 84 nella fascia di età  25-34 anni). àˆ ancora modesta la quota dei laureati (16 contro 33 per cento nella fascia di età  25-64 anni).  
Rewind -1